martedì 24 marzo 2009

Hasan Salihamidžić Scheda Tecnica


Biografia: Hasan Salihamidžić nasce il 1 gennaio 1977 a Jablanica, nell’Ex-Jugoslavia (oggi Bosnia-Erzegovina) e gioca nella squadra della sua città natale ma rischia di dover interrompere bruscamente la sua già brillante carriera nel 1992, allo scoppio della guerra. Per proteggerlo, i genitori lo mandano da un parente ad Amburgo, dove continua a giocare a calcio ed esordisce tre anni dopo nella squadra cittadina. Nel 1998 passa al Bayern Monaco (è qui che inizia a farsi chiamare “Brazzo”, che vuol dire ‘fratellino’) dove rimane per 9 stagioni divenendone uno dei calciatori-simbolo. Nel 2007 passa alla Juventus a parametro zero.



Scheda tecnica: Hasan Brazzo Salihamidžić ha iniziato a giocare come seconda punta per poi dimostrarsi anche abile come centrocampista di fascia e persino come terzino: è ambidestro e fa della velocità e della straordinaria abnegazione tattica le sue doti migliori. Non è un caso che sia di fatto impiegato come jolly assicurando ottime prestazioni ed una continuità fuori dal comune. La grande esperienza maturata in Europa è unita ad una grande tecnica individuale e ad un eccellente senso tattico: anche alla Juve è tra i calciatori più amati dai tifosi.
domenica 22 marzo 2009

Roma 1- Juventus 4


Ancora un 4 a 1 della Juve ed ancora una volta un partita in cui l'Undici di Mister Ranieri ha dimostato la giusta miscela di capacità tattica, tenuta fisica e spirito di sacrificio. Non è stata facile come il risultato potrebbe far credere, ma è stata una vittoria pienamente meritata.
Prima di partire si fa la conta degli assenti: sono tantissimi, da una parte e dall'altra. Sono difesa e centrocampo di entrambe le squadre ad essere i reparti più rimaneggiati, anche se in attacco mancano nomi del calibro di Amauri e Totti.

Spalletti si inventa un'inedita coppia di centrali di metà campo, Brighi e l'esordiente Felipe, schierando in avanti il solo Vucinic supportato da Menez e Baptista più arretrati.

Dopo una prima fase di controllo della Roma la gara passa in mano alla Juventus che inizia a premere con decisione: Iaquinta è in ottima forma e sente su di sé la fiducia di tutto l'ambiente, visto il forfait di Trezeguet, relegato in panchina. Il nostro centrocampo è affidato a Poulsen e a Tiago ma, mentre il primo si batte con la solita grinta, il secondo si mantiene su livelli di indecorosa insufficienza: non pressa, non si smarca e non incide mai sul gioco. Non è un caso che le azioni passino o dal Danese oppure dalle fasce, dove Salihamidzic e Giovinco spingono molto.

Sulla straordinaria affidabilità e continuità di rendimento del Bosniaco non diremo mai abbastanza: ricorda il Di Livio degli Anni '90 ma con una maggiore attitudine offensiva. Giovinco sta maturando molto, dribbla solo quando è necessario e si mette di più al servizio della squadra: dai suoi piedi sono nate molte aperture e verticalizzazioni per Del Piero e Iaquinta e in una di queste l'attaccante di Crotone ha battuto Doni con un gran destro.

La difesa, con Mellberg e il mascherato Chiellini, ha retto bene, complice anche lo stato di forma non ottimale di Vucinic e l'inconsistenza di Menez. Qualche distrazione è arrivata da Grygera che ha avuto qualche problema nel controllare un buon Riise.
Alla ripresa la Roma pareggia il conto: su un calcio d'angolo dalla sinistra Loria è colpevolmente lasciato libero di battere al volo e segnare un gran bel gol a Buffon. Lasciare un calciatore della sua abilità solo in area è un suicidio tattico...

Ma i bianconeri si riprendono bene e da un cross in area deviato da Riise, Iaquinta sfodera un maestoso stacco aereo anticipando Mexes e battendo Doni: 2 a 1. Dopo il gol la Juve soffre un po' la spinta della Roma, ma non corre gravi pericoli, anzi contrattacca con belle triangolazioni: in una di queste è Riise a salvare sulla linea un tiro a botta sicura di Del Piero. Doni non potrà nulla su uno splendido colpo di testa di Mellberg su un corner di pochi minuti dopo: una rete che sottolinea le grandissime doti aeree del difensore svedese.

Nella Roma entra Montella per Loria e Ranieri spiazza tutti inserendo Nedved e Marchionni: uscito Tiago il centrocampo è assoluto territorio bianconero, anche se Nedved fa l'interno dietro le due punte. E' proprio il fuoriclasse ceko, con un grandissimo tiro al volo dal limite dell'area, a siglare il definitivo 4 a 1. L'inter è a +4, ma oggi affronta la Reggina saldamente ultima: restiamo coi piedi per terra, ma diamo pure inizio alle operazioni di gufaggio...
martedì 17 marzo 2009

Christian Poulsen - Scheda Tecnica


Biografia: Christian Bager Poulsen (182 cm per 76 kg) nasce a Asnæs in Danimarca il 28 febbraio 1980. Inizia nelle giovanili della squadra della sua città per poi passare allo Holbæk B&I. Già in nazionale Under-19 entra nel calcio che conta nel 2000 nel Copenhagen da dove passa prima allo Schalke 04 e poi al Siviglia. Arriva alla Juventus nel luglio del 2008, accolto da diffusa sfiducia in quanto Poulsen è il centrocampista danese che ricevette il famoso sputo da Francesco Totti in Italia Danimarca durante gli Europei del 2004.



Scheda Tecnica: Christian Poulsen è accompagnato da una fama di provocatore che ha complicato il suo ambientamento alla Juventus e soprattutto il rapporto con i tifosi. Dopo le prime partite, però, si è potuto ammirare un centrocampista difensivo molto efficace, con ottime doti atletiche e grandi capacità di interdizione. Oltre a recuperare molti palloni e a rompere le trame del gioco avversario, Poulsen è in possesso di una buona tecnica individuale, un ottimo colpo di testa ed un tiro dalla distanza molto potente.
domenica 15 marzo 2009

Juventus 4 Bologna 1


Ottima prova della Juve, che ha evidenziato ancora una volta quanto di buono (e di meno buono) avevamo rilevato nelle ultime uscite. Il bel 4-1 al Bologna di ieri sera deve essere considerato una grande gara sotto molti profili: la capacità di reggere la pressione delle polemiche della settimana (immaginate un po' cosa sarebbe successo se la Juve avesse perso!), di fronteggiare gli infortuni (fisici e linguistici) della propria rosa e di creare uno spirito di gruppo che poteva essere minato dai fatti recenti.

Tutto bene, dunque? No. La partita non era delle più semplici e il Bologna di Marco Di Vaio ci ha messi subito in difficoltà: non che abbia avuto occasioni clamorose, ma Mihailovic aveva impostato la partita tatticamente molto bene. Il suo 4-5-1, con un centrocampo molto folto, ha praticamente annullato Tiago, che doveva essere il nostro fulcro del gioco: le azioni della Juve si sono sviluppate principalmente sulle fasce o con i lanci di Chiellini per Iaquinta. Il Bologna non è stato a guardare ed ha risposto colpo su colpo. La loro difesa ha retto bene (anche perché gli attacchi bianconeri erano poco incisivi) ed il centrocampo ha fatto la differenza.

Bombardini da un lato e Valiani e Lanna dall'altro spingevano molto, mentre Di Vaio, unica punta rossoblù, spaziava su tutto il fronte. Non bisogna dimenticare che è una seconda punta e non un attaccante di peso e questo ha fatto la differenza: la nostra difesa, in qualche occasione, ha perso il punto di riferimento oppure gli ha dato troppa importanza aprendo degli spazi. E non è un caso che, proprio in un'azione del genere, Mutarelli si sia inserito molto bene ed abbia battuto Buffon. Non per essere cinico, ma Mutarelli era preso in consegna da Tiago in quell'azione: inspiegabilmente, però, il portoghese lo ha mollato di qualche metro lasciandolo libero di segnare...

la Juve mostra subito molto carattere e si riversa in attacco. Del Piero e Iaquinta si trovano molto bene e dimostrano un grande spirito di sacrificio. Giovinco inizia il suo show personale, fatto di dribbling, assist e tiri in porta come non faceva da tempo: ha giocato probabilmente la sua miglior partita da quando è bianconero! In una delle sue tante azioni lascia partire un gran destro che un ottimo Antonioli respinge centralmente sui piedi di Tiago che avrebbe l'opportunità di rifarsi ma si coordina male e calcia fuori.

Mister Ranieri nella ripresa compie la mossa-chiave: toglie Tiago e mette dentro Poulsen. Tatticamente il nostro centrocampo si rinforza in fase difensiva e il pallino del gioco passa ai tre davanti sorretti da Marchisio. Si corre subito un brivido su un colpo di testa di Di Vaio che trova attentissimo Buffon ma poi è solo Juve.

Le nitide occasioni da gol saranno almeno una decina in 30 minuti, un autentico assedio. Su angolo di Giovinco sbuca la testa di Salihamidzic e fa 1-1: il bosniaco conferma la sua eccezionale duttilità e, pur essendo non molto alto, ed un'incredibile scelta di tempo. Quindi è la volta di Giovinco che, su una bella apertura di Iaquinta, colpisce di esterno destro (voluto?) beffando Antonioli.

Sul 2-1 non c'è più storia. Del Piero trova un gol di grandissima classe, mettendo a sedere Terzi con una finta al limite dell'area piccola, ed un altro di grande caparbietà pochi minuti dopo. Come se non bastasse copisce anche una traversa. L'unico rammarico è che Iaquinta non abbia trovato la via della rete: l'avrebbe meritata per l'impegno dimostrato.

Lo spirito è quello giusto, il gioco anche: il campionato è chiuso ed ormai può perderlo solo l'Inter. Il nostro augurio è che lo perda...
venerdì 13 marzo 2009

Ranieri-Trezeguet: una lite di cui non sentivamo affatto il bisogno...


"Mi sento tradito da Trezeguet" - così Mister Ranieri ha commentato le parole dell'attaccante franco-algerino rilasciate ad un quotidiano francese: il bomber si era detto a sua volta deluso dalla sostituzione a dieci minuti dalla fine nella gara di Champions League contro il Chelsea (era entrato Amauri).

Ranieri non si è fermato lì ed ha continuato a cantargliele senza freni, dandogli del "bambino viziato": ci sono tutti i requisiti perché i giornali scrivano a riguardo fiumi di (inutile) inchiostro per i prossimi giorni.

Come qualcuno di voi ha fatto giustamente notare, le sostituzioni del Mister hanno lasciato più di qualche dubbio, ma non si può negare che Ranieri abbia seguito una logica tattica (non per forza la migliore) negli inserimenti di Giovinco ed Amauri per Iaquinta e, appunto, Trezeguet. E' opportuno anche ricordare come il nostro n°17 veniva da un infortunio che gli aveva praticamente impedito di giocare tutto il girone d'andata e che, dopo due gare, gli era stata data l'opportunità di giocare la partita più importante della stagione.

Dal punto di vista tecnico, il mister ha dato delle motivazioni condivisibili: Trezeguet è un fuoriclasse d'area di rigore, con un'agilità ed una coordinazione fuori dal comune ma distante dai sedici metri d'attacco ha poca utilità se non sui calci da fermo in funzione difensiva. Come avrete notato, distante dalla porta, David non tiene palla (ma anzi se ne libera non appena la riceve) né tantomeno dribbla gli avversari creando una superiorità. Attenzione, non sto dicendo che sia inutile, solo che ha un tipo di gioco che va supportato dalla squadra. Un volta rimasti in dieci, è questa la condivisibile logica spiegata da Ranieri, non si era più in grado di favorire il gioco di Trezeguet (tra l'altro ancora non al 100%) ed è stato inserito Amauri che ha caratteristiche tecniche diverse.

Ora, si può obiettare che sarebbe stato meglio tentare il tutto per tutto inserendo il quarto giocatore d'attacco (insieme a Del Piero, Amauri e Giovinco), e visto com'è andata forse valeva la pena tentare, ma credo che lo sfogo dell'attancate a mezzo stampa sia stato assolutamente fuori luogo, una mancanza di rispetto per l'allenatore e per tutta la Juventus. Avrebbe avuto occasione di far valere le proprie ragioni al chiuso dello spogliatoio e non così, pubblicamente: sembra quasi un modo di scaricare le colpe per l'eliminazione solo su Ranieri...


Ad ogni modo è di poche ore fa la notizia della non convocazione di Trezeguet (ma va?!) per la gara contro il Bologna che va ad aggiungersi alla contemporanea indisponibilità di Amauri per un affaticamento muscolare . Non c'è che dire: questa scaramuccia non ci voleva proprio...
martedì 10 marzo 2009

Champions League Juventus 2 - Chelsea 2


La Juventus ce l'ha messa tutta, ma non è bastato: i bianconeri escono dalla Champions League a testa alta, dimostrando un grandissimo cuore ed un attaccamento alla maglia non comune. La foto accanto ritrae Pavel Nedved e non è un caso: lui, questa competizione, non la giocherà più. Lascerà a fine stagione, anche se l'augurio di chiunque ami questo sport è che ci ripensi.

La Juve parte molto bene, con un centrocampo a rombo e di fatto 3 punte, Del Piero, Iaquinta e Trezeguet. Nedved è tra i più attivi, pressa e si propone in avanti come al solito ma è oggetto di attenzioni non proprio amichevoli da parte dei suoi avversari: prima subisce una ginocchiata (involontaria) in testa che lo tramortisce per qualche istante, poi subisce una spallata con annesso pugno (volontario) da parte di Anelka che lo mette al tappeto. Il dolore al costato è talmente forte da costringerlo a chiedere il cambio con le lacrime agli occhi: se pensiamo a quanto ci tenesse alla Champions League possiamo immaginare facilmente l'entità del contrasto.

Hiddink ha preparato la gara sotto tutti i profili, anche quello della provocazione: i giocatori del Chelsea perdono tempo, simulano molti falli inesistenti inducendo spesso l'arbitro in errore. Ma la Juve c'è, gioca con molto ordine e si difende con grinta: un ottimo Grygera recupera palloni, annulla Anelka e macina chilometri per proporsi sulla destra. Molto bravo anche Marchisio, che dimostra una personalità da campione: quella che per larghi tratti non mostra Tiago, che non si smarca e non incide sulle trame di gioco. Incide molto invece Salihamidzic, un leone come sempre.

Il tridente, come si era visto a Londra, funziona bene e mostra interessanti combinazioni di prima: talvolta la soluzione migliore è la più semplice e la Juve si muove con rapide triangolazioni, proprio come insegnano ai Pulcini. In una di queste Iaquinta apre di tacco per Trezeguet che gli ridà il pallone al volo e l'attaccante ex Udinese brucia sullo scatto Terry e batte Cech.

Quindi la Juve cerca di ritrovare l'equilibrio e non subisce molto il Chelsea tranne che in due occasioni: su una punizione di Drogba (parata sulla linea da Buffon ma probabilmente era già dentro) nata da un inesistente fallo di mano di Tiago (c'è da dire che è anche sfortunato!) e su un tiro dal limite deviato ancora da Tiago (fatelo benedire!) in maniera decisiva e sulla bella respinta di Buffon (e la traversa) Essien è più rapido di tutti a insaccare.

Il gol a fine tempo muta completamente le sorti della gara, fino a quel momento assolutamente sotto controllo. L'inizio del secondo tempo non vede infati una Juve incisiva come dovrebbe, benché non manchino le combinazioni rapide: Ranieri decide allora di giocarsi la carta Giovinco al posto di Iaquinta. La velocità del calabrese non è più utile, in quanto gli inglesi si difendono e basta. Giovinco ha un impatto eccellente sulla partita, saltando l'uomo e creando spesso la superiorità sulla sinistra. I 4-4-2 ridisegnato dal mister accorcia molto la squadra e favorisce il pressing.

Però si rischiano i contropiede e in uno di questi Drogba è anticipato da Chiellini ma l'arbitro vede il fallo ed espelle il difensore bianconero per doppia ammonizione. La partita si chiude qui. La Juve ci crede ancora nonostante tutto e trova un rigore per fallo di mano di Ballack su punizione di Del Piero. L'arbitro dà il rigore dopo infinite proteste (tutto per perdere tempo!) ma non ammonisce il tedesco dei Blues perché non si ricorda chi aveva commesso il fallo: roba da campetti di provincia! In ogni caso Del Piero batte Cech con un rigore che è un compendio di tutta la sua classe: portiere da una parte e pallone comodamente dall'altra.

Purtroppo il difensore che manca si sente ed in una incursione offensiva di rimessa Drogba indovina la giusta deviazione sottoporta. Inutile il forcing finale bianconero: la Juve esce tra gli applausi. Ma esce. Peccato, ma grazie lo stesso ragazzi...
lunedì 9 marzo 2009

Zdeněk Grygera - Scheda Tecnica


Biografia: Zdeněk Grygera (184 cm per 79 kg) nasce a Přílepy(Repubblica Ceka) il 14 maggio 1980. Inizia la sua carriera nel Tescoma Zlín per poi passare al Petra Drnovice: è qui che viene notato dallo Sparta Praga con cui esordisce in Champions’ League nel 2001. Sin da giovanissimo è convocato nella nazionale ceka: fa tutta la trafila, dalla Under-17 all’Under-21 (con cui vince l’Europeo di categoria nel 2002) ala nazionale maggiore. Il palcoscenico internazionale lo fa notare agli osservatori dell’Ajax dove rimane sino al 2007, quando passa alla Juventus dell’amico Pavel Nedvěd.



Scheda Tecnica: Grygera nasce come difensore centrale ma viene spesso impiegato come laterale, soprattutto di destra. E’ un calciatore molto adatto alla difesa alta, grazie alle sue eccellenti qualità fisiche e alla indiscutibile intelligenza tattica: la prima caratteristica gli permette di recuperare agevolmente i casi in cui l’attaccante avversario riesce ad eludere la tattica del fuorigioco, mentre la seconda è basilare per coprire gli spazi e sapere sempre quando proporsi in attacco. Da laterale, infatti, Grygera risulta particolarmente utile in fase di impostazione del gioco sia con i cross che con un forte tiro dalla distanza.
domenica 8 marzo 2009

Torino 0 Juventus 1


Gran bel Derby, tirato fino all'ultimo, che ha visto la Juventus vittoriosa con merito ma pure un bel Torino che ha venduto cara la pelle. C'è voluta tutta la grinta di cui la Juve è capace per avere la meglio dei nostri avversari e, nello specifico, un perfetto inserimento di Chiellini su punizione di Nedved. I bianconeri partono subito forte con una grande occasione fallita da Giovinco e poi almeno altre 3 con Marchisio (da fuori) e Iaquinta che si sono visti ribattere il pallone da un Sereni in versione saracinesca: il portiere del Toro è stato il migliore in campo ed almeno in un'occasione ha soffocato in gola l'urlo del gol nei tifosi juventini (me compreso!). Il Torino nel primo tempo ha tenuto spesso in mano il pallino del gioco ed è andato vicino al gol in un paio di occasioni: in una Stellone, lasciato colpevolmente solo in area, ha staccato di testa alzando troppo la mira, mentre nell'altra Barone si è visto respingere da un attento Buffon un bel tiro dalla distanza. La Juve meriterebbe la rete ma si va a riposo sullo 0-0. Qualcuno comincia a mugugnare sul nutrito turn-over operato da Ranieri, con Del Piero, Trezeguet, Sissoko, Tiago (?), Marchionni e Nedved risparmiati per la Coppa. In fondo, però, la squadra era ben equilibrata e la partita sembrava sotto controllo: Salihamidzic è stato come sempre molto attivo, Poulsen ha fatto il suo e Zebina, al rientro dopo diversi mesi, non ha demeritato. Il secondo tempo è stato meno intenso, i Granata sono calati vistosamente e la Juve ne ha approfittato per controllare la gara anche se la palla sembrava non volesse entrare: prima Amauri e poi Giovinco su punizione sfiorano la rete ed in un'azione caotica nell'area piccola di Sereni Salihamidzic ha colpito un palo clamoroso. C'è voluto Nedved, entrato al posto di Giovinco, per dare la svolta decisiva: da una sua punizione dalla sinistra Iaquinta manca il colpo di testa ma Chiellini, con un perfetto inserimento, batte a rete. In effetti la posizione dell'attaccante di Crotone non può dirsi passiva (ha tentato di colpire sottoporta) ed era qualche centimetro più avanti dell'ultimo difensore granata, ma era oggettivamente difficile per l'arbitro rilevarla. Se ci sarà qualche polemica, ed è probabile che ce ne siano, sarà il tipico tentativo di delegittimare una vittoria assolutamente limpida. Meno limpida è la notizia sull'infortunio di Sissoko: non ci voleva proprio...
sabato 7 marzo 2009

Mourinho e le chiacchiere



Anzitutto precisiamo una cosa: non ho cambiato idea in merito all’importanza (pressoché nulla!) delle chiacchiere ma ho solo intenzione di esprimere il mio pensiero sul comportamento dell’allenatore dell’Inter José Mourinho. In altre parole non voglio commentare quello che ha detto, soltanto puntualizzare la mia impressione del suo modo di fare. D’altronde non ha poi rivelato mica verità eterne ed assolute: ha solo ritirato fuori da cilindro l’argomento formidabile dei favori arbitrali alla Juve che ne avrebbero giustificato, anche attualmente, vittorie e successi. Il bue dà del cornuto all’asino da tempo immemorabile: basta farsi una risata e dargli il giusto peso, nessuno! Diverso il discorso per i giornalisti sportivi che con un tipo del genere sembrano essersi risvegliati dal torpore in cui erano piombati da un decennio: non sembrano in grado di fargli domande, temono le sue reazioni e cercano perciò di imbonirlo quasi come fa Vespa con i politici! Durante il dopo-partita di Sampdoria-Inter (rammentiamo il risultato per quanti non ne fossero a conoscenza, 3 a 0 per i blucerchiati!) il cronista di bordo campo della Rai che intervistava Mourinho aveva il braccio tremolante e quando, quasi scusandosi, gli ha chiesto un commento sulle polemiche da lui sapientemente innescate l’allenatore portoghese ha girato i tacchi e lo ha lasciato solo in mezzo al campo. Mi è venuto spontaneo commentare qualcosa tipo: “manco stesse intervistando Robert Deniro…” Poi ho capito tutto: Mourinho è come Deniro, un eccellente attore che recita la parte del polemico, schivo e per questo affascinante. Così attira tutta l’attenzione su di sé e la toglie dai limiti di una squadra dalle individualità fortissime ma che non riesce ad essere coralmente incisiva. Avete sentito dire qualcosa sul fatto che, senza Ibrahimovic, Stankovic e Cambiasso, l’Inter appare smarrita e senza un minimo di gioco? Solo qualche cenno. Tutti i riflettori erano su Mou…e lì sono rimasti. Il tecnico di Setubal è molto scaltro: forse persino troppo per la classe di giornalisti sportivi che ci ritroviamo…
mercoledì 4 marzo 2009

Coppa Italia. Lazio 2 Juventus 1


Bella partita, intensa e combattuta sino all’ultimo quella tra Lazio e Juventus in Coppa Italia: un tempo per uno e due gol per parte ed il risultato finale di 2-1 per i biancocelesti è un po’ bugiardo. Anzitutto è bugiardo perché il gol di Iaquinta era regolare e poi perché la Lazio ha mostrato grande intensità atletica solo nella seconda parte del secondo tempo. Dico subito che condivido in pieno la battuta di Mister Ranieri: l’arbitro sembrava un cinese, a noi dava sempre il giallo! Si è avuta quasi l’impressione che il direttore di gara volesse dimostrare la propria imparzialità ma ha ottenuto l’unico risultato di arbitrare in maniera molto difforme nelle diverse fasi della partita. Intendiamoci: non dico che ha favorito la Lazio, solo che in alcune fasi ha punito anche lievi tocchi mentre in altre ha lasciato correre più del dovuto. Sul primo gol della Juve non ha colpe, le responsabilità sono del guardalinee. Raccontiamo un po’ la gara. Un primo tempo molto positivo della Juventus con una difesa molto ordinata ed attenta, un centrocampo molto propositivo e l’attacco Amauri-Iaquinta che sembra in palla. Sissoko fa il suo solito lavoro di copertura e di interdizione e Tiago sembra meno timido del solito: perde ancora troppi palloni facili, ma è suo il merito di aver verticalizzato per Iaquinta in occasione del gol annullato. La Juve legittima il vantaggio negato con un bel tiro dal limite di Marchionni, che sta dimostrando un’eccellente continuità. Da segnalare un ottimo Manninger, reattivo e concentrato: è davvero riduttivo definirlo portiere di riserva!!! Nel secondo tempo la Juventus scende in campo con le gambe molli mentre la Lazio parte a mille. Le migliori azioni dei bioncocelesti partono da centrocampo dove Sissoko è stanco (sarà sostituito da Poulsen) e Tiago non riesce ad offrire un valido ostacolo a Ledesma e Matuzalem. Se a due ottimi organizzatori di gioco poco contrastati si uniscono due attaccanti rapidi come Rocchi e Pandev si ottiene una miscela esplosiva. Comunque il 2-1 in trasferta non è un brutto risultato in vista del ritorno a Torino: ci vorrà solo un po’ più di attenzione ed una migliore tenuta atletica. Ma da qui a 2 mesi ne cambieranno di cose…Forse in questa giornata dovrei parlare anche di Mourinho e del suo sproloquio. Preferisco rispondere con una citazione dal repertorio di Maurizio Mosca (a me sta simpatico, ditemi quel che volete): Murigno chiiii?

domenica 1 marzo 2009

Juventus 1 - Napoli 0

Ecco un'altra bella vittoria, sofferta ma importantissima, della Juventus. Una partita dura sotto tutti i punti di vista, sbloccata grazie ad un'autorete di Blasi (un ex che ricordo con nostalgia) su tiro di Marchisio. Il giovane centrocampista acquisisce sempre maggiore sicurezza e lascia ben sperare per l'immediato futuro. In campo Marchisio ha degli ottimi esempi: Del Piero, compreso che non sarebbe stata una gara da giocare in punta di fioretto, si è rimboccato le maniche e ha lottato come un leone, pressando cercando di far salire la squadra nei momenti di maggiore pressione del Napoli. I nostri avversari, per la verità, hanno giocato molto a fasi alterne dimostrandosi in calo rispetto alla strepitosa partita dell'andata che ci aveva visti soccombere (meritatamente!). La difesa bianconera ha avuto la vita semplificata dalle scarse sortite offensive di Denis e Lavezzi: forse non può essere un test davvero probante per i meccanismi della nostra retroguardia, ma va segnalato che sul finire di gara il gol dell'argentino era sì in fuorigioco però era oggettivamente impossibile valutarne la millimetrica entità ad occhio nudo. Insomma, se alla fine il Napoli avesse pareggiato non avrebbe rubato nulla: c'è bisogno di maggiore concentrazione e soprattutto di più efficacia sotto rete. Trezeguet si è visto parare da un ottimo Navarro un tiro a botta sicura sulla cui ribattuta Giovinco ha mancato incredibilmente la porta. Ecco, per quanto riguarda Giovinco, sarebbe necessaria un po' più di umiltà: di Balotelli ne basta uno...