martedì 28 aprile 2009

Vincenzo Iaquinta - Scheda Tecnica


Biografia: Vincenzo Iaquinta (191 cm per 84 kg) nasce a Crotone il 21 novembre 1979. Inizia la sua carriera nel Reggilo, nel Campionato Nazionale Dilettanti, per poi passare al Padova nel 1998, squadra con cui fa il suo esordio in Serie B. Per trovare più spazio si trasferisce al Castel di Sangro, in C1, dove rimane sino al 2000, quando viene ingaggiato dall’Udinese. E’ a Udine che Iaquinta compie la sua maturazione e diviene un titolare inamovibile: dopo 176 presenze e 58 reti con la squadra friulana passa alla Juventus nel 2007. In Nazionale ha vinto i Campionati del Mondo di Germania nel 2006.


Scheda tecnica: Iaquinta è un attaccante molto moderno, particolarmente adatto al gioco di rimessa e con una grande predisposizione al sacrificio. Può essere impiegato sia come centravanti in un modulo con una sola punta che come attaccante di fascia in uno schieramento più offensivo. Sempre più di frequente, nel corso della partita, sia in Nazionale che nella Juventus gli vengono assegnati compiti di copertura, che esegue con grande abnegazione trasformandosi di fatto in un tornante. La sua dote più apprezzata è la velocità che, unita ad una straordinaria resistenza atletica, ne fa uno degli attaccanti italiani più pericolosi in fase di ripartenza e sulla linea del fuorigioco. Tecnicamente è cresciuto molto da quando è alla Juve, divenendo un attaccante completo in grado di rendersi pericoloso sia di piede che di testa. Sui calci piazzati, oltre a sfoderare un tiro potentissimo nella battuta, sa farsi valere in area facendo leva sulla forza fisica e su una buona scelta di tempo.
domenica 26 aprile 2009

Reggina 2 - Juventus 2


La Juventus non riesce ad imporsi nemmeno sull'ultima in classifica, la Reggina, e prosegue la sua incredibile striscia negativa: il Milan, distante 7 punti solo qualche settimana fa, ci ha ormai superati ed attende con più serenità l'imminente scontro diretto. Le critiche a Ranieri sono ingenerose, continuo a sostenerlo: con la squadra che ha, non potrebbe fare molto di più.

La gara contro la Reggina, un team che occupa immeritatamente l'ultimo posto, ha evidenziato ulteriromente i limiti di una Juventus che tecnicamente è più indietro delle squadre del suo livello e che fisicamente presenta dei vistosi cali in alcune fase del torneo (come in questo periodo!).

La partita era cominciata con una bella notizia: non c'è Tiago, squalificato, e rientra Cristiano Zanetti. La sua presenza in campo si nota subito, benché alle sue geometrie non possa accompagnarsi anche un'adeguata pressione sugli avversari. Per quella ci dovrebbe pensare Marchisio, che però non appare in un gran periodo di forma e perdipiù si fa anche male e viene sostituito da Poulsen. In avanti Del Piero e Iaquinta sono supportati dalle ali Camoranesi e Nedved, ma la Juve fatica a creare grandi occasioni.

E' però la difesa il reparto più in emergenza: i centrali difensivi sono Ariaudo e Mellberg, che dimostrano di non aver fatto progressi quanto ad affiatamento rispetto alla gara di Coppa Italia contro la Lazio.

Il primo gol della Reggina nasce da un'azione sulla destra che porta ad un cross in area sul secondo palo: la difesa bianconera lascia scorrere la palla sino all'arrivo di Barillà che di testa beffa Buffon sul suo palo...Una bella rete di cui sono responsabili tutti i difensori, portiere incluso. Ci si aspetta una reazione della Juventus ma si nota soprattutto una diversità di rendimento tra i reparti e tra gli stessi 11 in campo: Nedved e Iaquinta si battono senza risparmiarsi mai, anche Grygera e Zanetti danno il loro contributo, mentre altri sono meno propensi al sacrificio.

Camoranesi manca una ghiotta occasione a centro area, Del Piero è abbattuto in maniera scomposta da Cirillo (rigore nettissimo ignorato da Saccani) e si va al riposo sull'1-0. Nella ripresa l'arbitro Saccani, che ha certamente visto l'errore commesso sull'intervento di Cirillo ai danni di Del Piero, punisce con la massima punizione un fallo di Adejo su Iaquinta molto meno netto del precedente.

Del Piero segna con la consueta classe ma il vantaggio dura poco. Dopo qualche minuto di forcing bianconero, infatti, l'islandese Hallfredsson è inspiegabilmente lasciato libero di calciare dalla lunga distanza - proprio come Zarate in Coppa Italia - e segnare un gol bellissimo all'incrocio dei pali. Tutto da rifare. La Juve attacca nervosamente e con poco ordine, ma alla fine riesce a trovare il gol con un gran bel tiro al volo di Cristiano Zanetti che porta al definitivo 2-2. Rientra anche Amauri e si rende pericoloso nel finale pur senza cambiare il risultato.

Ora piovono le critiche a Mister Ranieri: ha le sue colpe, ma ritengo che le maggiori responsabilità siano della Dirigenza. Ricordate cosa disse Tardelli ad inizio campionato, quando andò via dal Consiglio di Amministrazione della Juve sbattendo la porta? Disse che con questo assetto societario la Juventus non sarebbe andata lontano ed avrebbe illuso i tifosi: comincio a pensare che abbia avuto ragione lui...
giovedì 23 aprile 2009

Coppa Italia : Juventus 1 - Lazio 2


Continua il pessimo periodo della Juventus che, con il 2 a 1 subito in casa dalla Lazio, esce anche dalla Coppa Italia: il terzo ed ultimo obiettivo stagionale, quello meno importante ma che poteva servire per risollevare il morale della squadra, fallisce miseramente come gli altri due. Per l'ennesima volta in questo ultimo mese e mezzo ci troviamo a dover fare i complimenti ai nostri avversari, meritatamente vincitori.

La gara era iniziata con un gran ritmo da parte della Lazio che sembrava cogliere di sorpresa i Bianconeri: la Juventus, infatti, chiamata a fare la partita dopo la sconfitta per 2 a 1 dell'andata, faceva molta fatica a creare gioco. Ranieri ha optato per un 4-4-2 il cui centrocampo diventava spesso a rombo con Giovinco dietro le punte Trezeguet e Iaquinta. Ad organizzare la manovra offensiva avrebbe dovuto pensarci Tiago(?). In difesa la coppia centrale, vista l'emergenza, è formata da Mellberg e Ariaudo.

Per vedere la Juve fare un po' di gioco ci sono voluti 20 minuti: Tiago è tornato sui suoi (pessimi) livelli e non ha inciso mai sulla costruzione della manovra. Marchisio è apparso un po' stanco mentre Marchionni ha dovuto spesso correre a vuoto. In attacco Trezeguet sembra un fantasma, ma ha sui piedi una grande occasione in cui non è fortunato (ma forse era in offside). In difesa i centrali reggono bene e Grygera si propone spesso in avanti: meno bene fa De Ceglie sul lato sinistro, dal quale giungono i più grossi pericoli per Buffon. Ariaudo commette un solo errore: su un attacco Biancoceleste segue il movimento di Rocchi (bravissimo) e lascia qualche metro di spazio a Zarate al limite dell'area che con un grandissimo tiro all'incrocio porta in vantaggio la Lazio.

A quel punto era lecito aspettarsi una reazione della Juve, ma, a parte Iaquinta che si dannava l'anima come sempre, si vedeva poco gioco. Nella ripresa entrano Nedved, Del Piero e Camoranesi, ma la Lazio è brava e fortunata in fase difensiva: Muslera, un portiere che sembrava tra i più inaffidabili del nostro campionato, si è rivelato un atleta eccellente, parando almeno 3 tiri a botta sicura dei Bianconeri.

Tiago, da cui dovevano passare tutte le trame di gioco bianconero, faceva sempre gli stessi passaggi corti laterali, diventando prevedibile e venendo spesso anticipato. Da una palla persa da Trezeguet è nato poi il 2 a 0 laziale, con una gran conclusione di Kolarov deviata da Gygera. La qualificazione era ormai svanita, come la voglia di lottare della Juve. Certo, c'è stato il gol di Del Piero e le 3 occasioni (compreso un palo di Nedved) con cui il risultato poteva essere ribaltato, ma i fischi che hanno accompagnato la parte finale della gara sono stati giusti.

Ora tutti parlano di un possibile esonero di Ranieri e danno quasi per certo il suo allontanamento per la prossima stagione. A me Ranieri piace, è un allenatore che sa trarre il meglio dai giocatori che ha ed è in grado di costruire ottime strutture di squadra (al Valencia e al Chelsea ancora lo ringraziano). La Dirigenza, e sta lì il problema secondo me, dovrebbe provvedere a comprare calciatori di livello superiore: guardando la formazione schierata ieri, immaginandosela senza le maglie bianconere, forse non ci si poteva aspettare di più.
martedì 21 aprile 2009

Mohamed Lamine Sissoko – Scheda tecnica


Biografia: Mohamed “Momo” Lamine Sissoko Gillan (187 cm per 81 kg) nasce il 22 gennaio 1985 a Mont Saint Aignan, in Francia, da genitori del Mali. Ciò gli permette di giocare nella nazionale dello stato africano e non in quella francese per sua esplicita richiesta. Inizia la sua carriera nelle giovanili dell’Auxerre, giocando nel ruolo di attaccante, per poi passare, a soli 18 anni, al Valencia. Qui, divenuto centrocampista, si fa subito un nome grazie alla guida di Rafa Benítez prima e di Claudio Ranieri poi. Resta in Spagna sino al 2006 con la vittoria di una Coppa Uefa, una Supercoppa Europea e la Liga. Quindi passa al Liverpool dove ritrova Benítez: dopo un ottimo inizio, però, complice anche un gravissimo infortunio all’occhio, le cose si complicano. Approda alla Juventus nel gennaio 2008 ritrovando Claudio Ranieri e divenendo in poche settimane il beniamino dei tifosi bianconeri.

Scheda tecnica: Sissoko è un atleta eccezionale, con doti fisiche assolutamente fuori dal comune. Centrocampista centrale, quello che qualche anno fa si sarebbe chiamato mediano, si rivela utilissimo in fase di interdizione davanti alla difesa: con le sue lunghe leve riesce a catturare un numero elevatissimo di palloni in ogni partita. Contrariamente a quanto si pensi, Sissoko è in possesso di discrete doti tecniche che lo rendono un valido supporto nella costruzione dell’azione: il meglio di sé lo dà nelle progressioni palla al piede, dove sfrutta la sua velocità e potenza atletica. In fase offensiva fa valere il suo fisico sui calci piazzati, dove dimostra spettacolari capacità acrobatiche ed un tiro da fuori molto potente.
lunedì 20 aprile 2009

Balotelli e il razzismo: Juventus sanzionata


I cori razzisti indirizzati a Balotelli durante Juventus - Inter da alcuni tifosi Bianconeri non sono affatto piaciuti (e ci mancherebbe altro!) alla FederCalcio: il Giudice Sportivo, sulla base della visione dei filmati della partita, ha deciso di sanzionare la Società Juventus con un'ammenda e imponendole una gara casalinga a porte chiuse, quella del 3 maggio prossimo contro il Lecce.

Anche il Presidente dell'Inter Moratti ha pensato bene di dirsi indignato e scandalizzato per l'accaduto, sostenendo che, se fosse stato lì, avrebbe ritirato la squadra. Peccato che non la pensasse così nel 2005, quando vi fu il famoso caso del messinese Zoro, fischiato e insultato con gravi epiteti a sfondo razziale da aprte dei tifosi Nerazzurri. Ma il caro Massimo Moratti, insieme alla sua combriccola di Tronchetti&Provera, ci ha da tempo abituato ad una certa mancanza di coerenza: è più forte di me, non riesco a credere che un petroliere possa essere onesto, non c'è la faccio, è un mio limite!

Detto questo condanno duramente i cori razzisti: il razzismo è una delle più meschine manifestazioni della stupidità umana e se ci fosse la pena delle legnate in pubblica piazza sarebbe uno dei reati per cui l'applicherei. Ma ho un dubbio. La Juventus ha affrontato quasi tutte le squadre in questo campionato (mancano sei giornate alla fine): possibile che questi razzisti siano usciti fuori solo adesso? E prima dov'erano? E poi, perché hanno fischiato ed insultato solo Balotelli e non, che so, Muntari o Vieira che sono neri quanto lui?

Una spiegazione me la sono data. Balotelli, tecnicamente fortissimo e dalla prestanza fisica di valore assoluto, ha degli atteggiamenti da bulletto che infastidiscono tutti gli avversari che incontra. Non è un caso che, per citarne uno, Cristiano Ronaldo si sia indispettito a tal punto per il suo comportamento da avergli negato la maglia. Se Balotelli fosse un po' più sportivo ed educato, probabilmente non sarebbe oggetto di insulti: ribadisco che il razzismo non ha giustificazioni e spero che la Juve non faccia ricorso contro la sanzione.

Tuttavia, farne un caso sui giornali, che evidentemente non hanno nulla di meglio di cui parlare, e far partire un'indagine della polizia, che invece avrebbe tanto altro da fare, mi sembra eccessivo: se voglio insultare qualcuno, lo colpisco nella sua caratteristica più evidente, non è educato ma non mi pare il caso scomodare implicazioni ideologiche. Anche Ibrahimovic è stato fischiato, ma nessuno ha pensato (giustamente) al razzismo, pur essendo lui di etnia Rom. Ma temo dovremo sorbirci omelie televisive sul tema ancora per qualche giornata...
domenica 19 aprile 2009

Juventus 1 – Inter 1


Gara intensa, risultato giusto e polemiche inevitabili ma ingenerose verso Mister Ranieri: è questo, a mio parere, il succo dell’anticipo di campionato che ha visto pareggiare Juventus ed Inter per 1 a 1 consegnando lo scudetto ai Nerazzurri. In realtà non si trattava dello scontro al vertice che ci si poteva attendere qualche settimana fa: 10 punti di differenza sono tanti e soltanto nelle interviste di calciatori ed allenatori si può accettare la frase canonica per cui “il campionato è ancora lungo”.

Le differenze tecniche tra le due squadre sono state ahimé evidenti, ma tatticamente la Juve ha tenuto. L’Inter ha giocato con il solito 4-5-1, puntando buona parte del suo gioco sulla fase difensiva: attaccare l’Inter è difficilissimo, chiudono tutti gli spazi e fisicamente sono i più forti ed i più alti del campionato. L’attacco dei Nerazzurri consiste in rapidissimi contropiedi, dove ancora una volta fanno valere la velocità e la classe di Ibrahimovic e Balotelli, scusate il termine.

La Juventus, con un’infermeria stracolma e Camoranesi squalificato, ha mostrato un centrocampo debolissimo con Tiago e Poulsen. Il danese è apparso in enormi difficoltà sia in fase di impostazione che, sorprendentemente, in fase difensiva. Tiago, invece, contrariamente al solito, si è spostato spesso lateralmente, togliendosi dalle marcature e giocando diversi palloni e mettendo in moto i calciatori delle fasce, specie Molinaro e Nedved. Dall’altro lato spingono bene Grygera e Marchionni, la difesa regge bene e l’unica grande occasione dell’Inter nel primo tempo è quella avuta da Balotelli, scusate il termine, complice anche il terreno scivoloso che ha fatto cadere Legrottaglie in chiusura: il tiro, smorzato da Buffon, è stato salvato da un prodigioso recupero di Tiago.

La Juventus non ha fatto molto di più, con una grande chance mancata da Marchionni, che si allunga troppo il pallone solo davanti a Julio Cesar. In attacco Del Piero è sottotono, come gli accade da qualche partita: è nervoso, insolitamente impreciso ed egoista. Iaquinta è generoso ma poco incisivo.

Nel secondo tempo la gara si fa ancor più tattica, fisica e nervosa: le linee di passaggio sono costantemente sporcate e si fatica a vedere belle trame di gioco. Non è un caso che il gol dell’Inter arrivi su un contropiede ben orchestrato da Ibrahimovic, Muntari e Balotelli, scusate il termine. Forse c’era un fallo di Chivu su Chiellini, ma l’arbitro Farina – che soprannominerei Farina Tipo Zero – si è rivelato molto incoerente nel valutare questi contatti. L’arbitraggio è stato discutibile: non tanto per episodi clamorosi, che non ci sono stati, ma per una valutazione dei contrasti di gioco molto variabile, così come l’assegnazione dei cartellini. Per ammonire Balotelli, scusate il termine, è stato necessario che commettesse una serie di falli cattivi, a gioco fermo, da dietro e mandasse a quel paese l’arbitro un paio di volte.

Tiago, invece, è stato mandato fuori per un fallo di frustrazione, decisione che ci poteva stare ma che stride con il resto della sua conduzione in tal senso. In 10 la Juve ha avuto il merito di crederci e di continuare a lottare: Chiellini è come sempre l’ultimo ad arrendersi ed insieme a lui Zdenek Grygera, che indovina il tempo giusto per staccare in area su un calcio d’angolo di Giovinco da poco entrato insieme a Trezeguet.

Un pareggio che non cambia nulla, ma nulla c’era da cambiare. Ho trovato ingenerosi i fischi a Ranieri ed ancora più meschini i titoli di alcuni giornali sportivi: con questo organico, Ranieri sta facendo grandi cose. Ora bisogna pensare a mantenere il secondo posto: anche il terzo andrebbe bene per un posto in Champions League, ma alla seconda piazza ci teniamo. Se il Milan stasera vince ci raggiunge, ma arriverà subito lo scontro diretto per rimettere le cose in chiaro. Ripartiamo dal carattere, almeno quello non ci manca mai…
giovedì 16 aprile 2009

Nicola Legrottaglie - Scheda tecnica


Biografia: Nicola Legrottaglie (185 cm per 75 kg) nasce a Gioia del Colle (BA) il 20 ottobre 1976 ed inizia a giocare nelle giovanili del Bari. Esordisce tra i professionisti con la Pistoiese, passa poi al Prato ed al Chievo in Serie C1. Fatica però a trovare spazio nella squadra clivense e viene ceduto alla Reggiana prima ed al Modena poi. E’ in Emilia che avviene la sua esplosione che lo porta ad essere riscattato dal Chievo nel 2001, appena conquistata la Serie A. Nel 2003 viene acquistato dalla Juventus, ma dopo un buon inizio subisce diversi infortuni che ne complicano l’inserimento in squadra. Nel 2005 va in prestito al Bologna ed al Siena prima di tornare alla Juve nell’anno della B.


Scheda: Legrottaglie è un difensore centrale molto adatto alla difesa alta: sicuro di sé, tecnica individuale molto buona, visione di gioco, capacità tattica e grandi doti atletiche sono tra le caratteristiche principali. La sua potenza fisica lo rende molto utile nei contrasti aerei e nei tackle, mentre la sue doti tecniche danno sicurezza a tutto il reparto: è lui, infatti, a chiamare solitamente l’avanzamento della linea difensiva e ad assumersi la responsabilità di far ripartire il gioco con lanci lunghi o aperture per i centrocampisti. In attacco è pericolosissimo sui calci piazzati grazie alle sue eccezionali capacità nel gioco di testa e ad un tiro molto potente dalla distanza.


sito web www.nicolalegrottagliefanclub.it
domenica 12 aprile 2009

Genoa 3 - Juventus 2

Ecco un'altra occasione mancata che va ad aggiungersi alle altre delle ultime settimane: una Juventus spenta, impacciata nel gioco ed a terra fisicamente. Una sconfitta meritata, quella col Genoa, che, come hanno titolato alcune testate stamattina, ha impartito una lezione di calcio in piena regola ai Bianconeri. Ancora una volta ci tocca dire "tanto di cappello" ai nostri avversari e lo facciamo volentieri: i Rossoblù sono una grande squadra con un grande tecnico e diversi giocatori molto validi.

Una grande squadra sa quando è il momento di stringere i denti e lottare, sa soffrire, mantiene elevata l'attenzione nei momenti cruciali e non molla mai. La Juve, alla luce di queste considerazioni, non è (più o ancora, decidete voi) una grande squadra. Siamo stati letteralmente surclassati dal Genoa sul piano tattico e fisico, in una partita nella quale c'era bisogno di dare il massimo: se la Juventus non può dare di più è un segnal davvero preoccupante...

I Rossoblù di Gasperini hanno disegnato geometrie rapide nella metà campo bianconera, mentre la Juventus sembrava accusare oltremodo la vivacità del Genoa. La formazione scelta da Ranieri, con Zebina preferito a Grygera e Nedved e Camoranesi sulle fasce, era un chiaro segnale delle intenzioni offensive dei Bianconeri, ma nella prima mezz'ora la Juventus si è vista raramente dalle parti di Robinho. Tatticamente il settore che ha fatto subito crack è stato il centrocampo, dove Poulsen e Marchisio non sono riusciti a dare i giusti tempi alla squadra, finendo spesso sotto pressione da parte dei genoani che li hanno messi non di rado in difficoltà. Il danese soprattutto è sembrato davvero incerto nel primo tempo, inducendo i compagni a giocare con lanci lunghi per Iaquinta.

Zebina e Molinaro non hanno spinto come avrebbero dovuto ed hanno finito per favorire il gioco del Genoa che, se non attaccato con intensità, si proietta in avanti in massa facendo perdere agli avversari i punti di riferimento: esattamente quello che è accaduto alla Juve. Il gol di Thiago Motta, con una bella percussione centrale, è il paradigma di una squadra senza coesione tra i reparti. L'arbitro ci ha messo del suo fischiando un po' a caso, ma resta il fatto che la Juve ballava troppo in difesa.

Il pareggio su rigore di Del Piero (gran bel rigore, come sempre!) doveva essere il momento della svolta, ma pochi minuti dopo la Juve ha preso un nuovo gol su calcio piazzato: con una altezza media di oltre 180 cm tra i difensori non ci si può far sorprendere in quel modo da Thiago Motta.

Nella ripresa il pareggio di Iaquinta è scaturito da un errore della difesa del Genoa, senza nulla togliere alla grinta dell'attaccante calabrese. Nell'ultima fase di gioco sembravano esserci i presupposti per un arrembaggio finale, ma quando la difesa scricchiola e gli altri corrono di più c'è poco da fare: Palladino, ex col dente avvelenatissimo, conclude un'azione di contropiede da manuale dei suoi e fissa il definitivo 3-2.

Guardiamo le statistiche: il Genoa ha nettamente fatto più possesso palla, ha effettuato circa 100 passaggi in più ed ha riportato una percentuale del 25% di passaggi riusciti in più...Non c'è bisogno di aggiungere altro. Anzi, una cosa la aggiungiamo: che peccato...
mercoledì 8 aprile 2009

Salihamidzic operato: stagione finita. Di male in peggio

Brazzo Salihamidzic è stato operato al menisco ad Augusta, in Germania, a seguito dell'infortunio riportato nella gara di domenica contro il Chievo. L'operazione, assicurano le fonti mediche, è perfettamente riuscita, ma i tempi di recupero saranno piuttosto lunghi: quattro settimane solo per la guarigione a cui farà poi seguito un periodo di rieducazione.

Salihamidzic, insomma, non tornerà in campo prima della prossima stagione e la Juventus fa i conti con l'ennesimo infortunio: mala sorte, certamente, ma forse c'è dell'altro. Troppi incidenti muscolari, con alcuni muscoli particolarmente colpiti, e troppe defezioni che hanno finito con l'influire notevolmente sulle scelte tattiche di Mister Ranieri. A queste riflessioni dedicherò un post nei prossimi giorni, per ora facciamo tutti insieme tanti auguri di pronta guarigione ad Hasan.

Lo aspettiamo presto, di calciatori come lui c'è sempre bisogno.
domenica 5 aprile 2009

Juventus 3 - Chievo 3

Partita bella, intensa e spettacolare, ma alla fine il pareggio serve soltanto all’Inter. Tra le tante cose che sono andate per il verso giusto ai nerazzurri c’è anche il fatto che la Juve si sia trovata ad affrontare diverse squadre nel loro miglior momento di forma: ma non vuole essere un alibi, se sei la Juve col Chievo devi vincere! Gli uomini di De Carlo hanno dimostrato una solidità tattica ammirevole ed una condizione atletica eccellente: hanno corso per tutti i 90 minuti ed hanno continuato ad attaccare sino alla fine con ordine e determinazione. Tanto di cappello!

La Juventus ha iniziato bene con la coppia d’attacco Del Piero Iaquinta sospinta sulle fasce da Grygera e Molinaro, ma soprattutto da Salihamidzic e Giovinco. Una squadra decisamente offensiva che però mancava di una regia ed ha finito per correre a vuoto. Mentre Marchisio si dava da fare come al solito, Tiago si attestava sui suoi abituali livelli di prestazione: non correva, non seguiva l’azione e non recuperava palloni, ma in compenso sbagliava passaggi orizzontali anche piuttosto semplici e regalava con falli evitabili pericolosi calci piazzati agli avversari.

Salihamidzic si infortuna ed entra Camoranesi, dato per non al top della forma, comprensibilmente. Poco dopo il Chievo passa in vantaggio, grazie ad uno splendido lancio dalla mediana per Pellissier che sfrutta il mancato intervento di Chiellini e il ritardo di Mellberg. Un gran gol. La Juve reagisce e trova il pareggio con una giocata sopraffina di Camoranesi: spiazza tutta la difesa con un colpo di tacco che permette a Chiellini di liberare un sinistro al volo di pregevole fattura, una rete da attaccante di razza! Uno pari!

Ma dura poco: sul finire del primo tempo il Chievo ripropone la solita verticalizzazione da metà campo e Pellissier brucia sullo scatto Mellberg (che aveva anche un vantaggio di un paio di metri alla partenza!) e batte nuovamente Buffon. Va bene che errare è umano, ma due gol in fotocopia…

Nella ripresa Ranieri cambia tutto: entra Trezeguet per Del Piero, apparso nervoso ma non fuori condizione, e Zebina per Grygera. Il ceko non aveva fatto male, ma il francese spinge di più: la brutta notizia è che Tiago resta in campo. Zebina in un paio di minuti dà brillantemente ragione a quanti lo ritengono un giocatore con evidenti limiti caratteriali: rischia di prendere un rosso per una gomitata a Pellissier e di regalare un rigore al Chievo per un tentato colpo di mano in area.

La differenza la fa Camoranesi che su quella fascia, anche insieme a Zebina, fa impazzire i veronesi. Ancora da una sua azione nasce il pareggio bianconero, un autogol che è un chiaro segno di nervosismo di una difesa sotto pressione. I Bianconeri potrebbero approfittare del momento con Trezeguet, Marchisio e Giovinco, ma Sorrentino si dimostra un gran portiere. Deve però arrendersi ad un colpo di testa maestoso di Iaquinta, imbeccato ancora da un immenso Camoranesi. Sembra fatta, la Juve controlla il match ma si rilassa troppo. Nel recupero Mellberg si intestardisce nel tenere palla sulla metà campo e si spinge sulla fascia nel tentativo di perdere tempo: gli avversari gli rubano palla e partono in contropiede e Pellisier, proprio nella zona che avrebbe dovuto coprire lo svedese, anticipa Buffon di testa per il definitivo 3 a 3.

E Mourinho si frega le mani: anche stasera, comunque vada, registreremo l’ennesima occasione mancata.

sabato 4 aprile 2009

Juventus in Nazionale: una tornata niente male


Come da tradizione la Juventus ha fornito alle diverse nazionali svariati giocatori. Non sono riuscito a seguire tutte le nazionali che potevano interessarmi, per questo mi limiterò solo agli azzurri. Iniziamo con Buffon, che sembra essere tornato sui livelli di forma precedenti all’infortunio che lo ha tenuto lontano dai campi di gioco per qualche mese: sicuro di sé, deciso negli interventi, ha dato tranquillità a tutta la difesa in entrambe le gare, sia col Montenegro che con l’Irlanda. Si dirà che non abbiamo giocato col Brasile né con l’Argentina: verissimo, ma l’Italia ci ha abituato a dei pericolosissimi cali di tensione anche con squadre ben peggiori. Su tutte ricordiamo la parata sul centravanti del Montenegro lanciato a rete, un riflesso da grandissimo portiere!

Quindi passiamo a Chiellini, che ha giocato con una grossa maschera protettiva per via della frattura al volto che si porta dietro. Nonostante ciò ha dimostrato ancora una volta di essere tra i migliori difensori italiani, con una attenzione costante allo svolgimento dell’azione e qualche bella puntata offensiva che avrebbe meritato miglior sorte (intendo l’acrobazia tentata nell’aria irlandese).

Generosissimo Iaquinta, che in entrambe le gare ha dovuto sobbarcarsi tutto il peso dell’attacco, correndo per due: col Montenegro ha sbagliato un gol nel finale, ma era un chiarissimo segnale di stanchezza per aver dato tutto. Erano stanchi anche i difensori avversari di stargli dietro, tanto che Pazzini, appena entrato, ha segnato senza troppe difficoltà. Eccellente la sua prova contro l’Eire, aldilà del gol: Iaquinta è il prototipo del calciatore al servizio della squadra, in nazionale c’è bisogno di gente così!

Ottima pure la prova di Giovinco nell’Under-21: era palese la differenza di livello tecnico e tattico che il fantasista bianconero ha fatto vedere contro i suoi pari-età dell’Olanda. Un’ottima notizia per il prosieguo del campionato della Juve. Anche Marchisio ha mostrato una personalità di gran lunga superiore rispetto agli altri ed una maturità anche superiore a quella di Giovinco: Marchisio diventerà uno tra i più grandi di sempre nel suo ruolo, vedrete. Molto buona, ma non è più una novità, la prova di Criscito, per metà bianconero: non è più il giovane difensore spaesato di due stagioni fa, ma un ottimo punto di riferimento per i suoi compagni a cui dà tranquillità e sicurezza. Non mi dispiacerebbe se tornasse, vista la penuria di difensori che c’è in giro.

Incredibile quanto mi hanno riferito invece su Tiago: col Portogallo ha giocato, mi dicono, una super partita, con recuperi, assist, dribbling e occasioni da rete. Al vaglio ci sono due ipotesi: o ci hanno rifilato il fratello gemello scemo oppure, quando è alla Juve, non ha voglia di giocare. In entrambi i casi è auspicabile che lo si venda al primo che si mostri interessato (per ragioni che mi sfuggono)…

venerdì 3 aprile 2009

Sebastian Giovinco Scheda Tecnica


Biografia: Sebastian Giovinco (164 cm per 59 kg) nasce a Torino il 26 gennaio 1987 da mamma catanzarese e padre palermitano. Inizia la sua carriera calcistica a 6 anni nei pulcini della Juventus, dove si mette in luce sin dalla prima adolescenza, quando è convocato nelle selezioni nazionali Under 16. Farà quindi tutta la trafila sia in Nazionale che nella Juventus in un crescendo di risultati e consensi. Con le giovanili della Juventus vince il Torneo di Viareggio del 2007 e il Campionato Primavera l’anno dopo, ricevendo anche il Premio Guerin Sportivo quale miglior giocatore della fase finale. In Nazionale Under 20 vince il Torneo Espoirs di Tolone e Var, venendo premiato anche qui come miglior giocatore ed entrando in un gruppo ristretto di grandissimi campioni, da Stoichkov a Henry, da Ginola a Zidane, da Shearer a Rui Costa. Nel giugno 2007 passa in comproprietà all’Empoli, dove il suo talento riceve la definitiva consacrazione. Torna alla Juve l’anno dopo.

Scheda Tecnica: Giovinco è un fantasista in senso classico, ma che ha già dimostrato di sapersi adattare molto bene alle esigenze tattiche dei moduli moderni. Può giocare dietro le punte come vertice avanzato di un centrocampo a rombo, come seconda punta, meglio se in coppia con un attaccante di peso, oppure come esterno di centrocampo con mansioni offensive. Una tecnica individuale sopraffina ed una rapidità di esecuzione non comune fanno di Sebastian Giovinco un calciatore davvero imprendibile per le difese avversarie. Talvolta eccede nel dribbling, sacrificando le esigenze della squadra, ma da qualche tempo sembra aver sviluppato la giusta maturità in questo senso. Abilissimo sui calci piazzati, è qualcosa di più che una semplice promessa per il futuro bianconero e può diventare uno tra i più grandi calciatori italiani di sempre.
mercoledì 1 aprile 2009

Alessandro Del Piero - Scheda Tecnica


Biografia: Alessandro Del Piero (173 cm per 73 kg) nasce il 9 novembre 1974 a Conegliano Veneto (TV) e dopo aver giocato nei dilettanti del San Vendemiano passa nel 1988 al Padova dove esordisce nel calcio professionistico e da dove, insieme a Di Livio, passa alla Juventus nel 1993, imponendosi anche in Nazionale. Da capitano delle Juve in carriera ha vinto tutti i titoli più prestigiosi ma non ha esitato a rimanere in Serie B nel 2006 (a seguito dei fatti di “calciopoli”) e contribuì con i suoi gol all’immediato ritorno in Serie A vincendo la classifica dei cannonieri in entrambe le annate.



Scheda Tecnica: Del Piero è tra i più grandi attaccanti di sempre. Tartassato da gravi infortuni è riuscito sempre a riprendersi e soprattutto a difendersi dalle critiche anche molto feroci che puntualmente arrivavano. Del Piero ha una eccellente tecnica individuale e una ottima struttura fisica, il prototipo dell’attaccante moderno. Segna di destro, di sinistro e di testa, predilige giocare da seconda punta ma fa bene anche da interno e, come talvolta gli capita di giocare nelle partite in cui si riesce a fare poco gioco, da centrocampista avanzato sia centrale che di fascia. E’ un autentico cecchino sui calci piazzati ed è celebre la sua punizionemaledetta”, con il pallone che, carico d’effetto, si abbassa d’improvviso davanti al portiere. Famosi anche i “gol alla Del Piero”, così denominati per la straordinaria sequenza di reti segnate nel 1996 dal Capitano: si tratta di tiri a rientrare dal vertice sinistro dell’area di rigore carichi di effetto, che beffano il portiere sul secondo palo.