martedì 30 marzo 2010

Zebina, il razzismo e la Juve


Torniamo purtroppo a parlare di razzismo tra i tifosi della Juventus, questa volta a seguito delle dichiarazioni di Jonathan Zebina, che ha commentato il ceffone ricevuto da un ragazzo all'uscita dell'hotel come l'ennesimo episodio razzista ai suoi danni. L'aggressore è stato subito identificato e fermato, complice un apparato di sicurezza che ha voluto farsi perdonare la grande leggerezza commessa.

Ma ci sono razzisti tra i tifosi della Juventus? La domanda ricorre spesso da mesi, da quando l'interista Balotelli aveva denunciato offese di stampo razziale e xenofobo ai suoi danni nello Stadio Olimpico di Torino. Allora si disse che il ragazzo suscitava l'antipatia del pubblico con il suo atteggiamento da bullo, cosa che convinse tutti.

Adesso, però, sono i calciatori stessi della Juventus a lamentare offese razziste prolungate nel corso delle partite: il dito medio di Zebina o le contestazioni plateali di Melo (foto) ci dicono che qualcosa può essere cambiato. Attenzione a non cedere il fianco a facili critiche e criminalizzazioni che, come sappiamo, contro la Juve sono sempre facilissime da fomentare.


 Negli stadi italiani il razzismo esiste eccome: basta guardare i tanti simboli neonazisti che fanno capolino tra gli striscioni, alcuni messaggi facilmente codificabili e cori molto poco edificanti. Che il razzismo, in Italia, sia in aumento, è cosa ahimé nota. Nella squadra più amata d'Italia, conseguentemente, può darsi che alcune frange della tifoseria possano ospitare, più o meno volontariamente, gruppi di xenofobi.

Non saremo certo noi a risolvere il problema, né tantomeno il calcio, con la sua liturgia, ad arginare il fenomeno. Va detto che la questione è seria (se, come si sente dire in questi casi, i "buh" razzisti provenissero da pochi imbecilli, in uno stadio di 40 mila persone non si sentirebbero affatto...) ma il rischio di coinvolgere tutti in una nuova grande accusa alla Juve lo è altrettanto.

La Juventus e i suoi tifosi devono (dobbiamo!!) ripartire non dal dito medio di Zebina ma dalle mani giunte di Felipe Melo dopo il gol all'Atalanta: il miglior modo di chiedere scusa e di invitare tutti a ricominciare. Il cammino è durissimo, ma la Juve può e deve farcela.

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