sabato 3 aprile 2010

Addio a Maurizio Mosca: Bombe, Pendolino e... Del Piero


Ci ha lasciati Maurizio Mosca, morto a 69 anni a Pavia dopo una lunga malattia. Personaggio tra i più eccentrici del giornalismo sportivo italiano, Mosca aveva saputo ritagliarsi uno spazio tutto suo nel cuore degli spettatori, che avevano imparato a conoscerlo anche sul web grazie al suo blog, cui ha lavorato sino a ieri.

Maurizio Mosca (foto) amava il calcio in maniera viscerale, ma aveva deciso, pur essendo competente in materia, di trattarlo come un gioco, perché questo è il calcio, il gioco del pallone. Era nato su questo spirito il suo Appello del Martedì, dove conduceva vestito da magistrato una sorta di Processo di Biscardi (a cui ha collaborato per oltre 20 anni, contribuendo in modo significativo al successo della trasmissione!).

Allo stesso modo andavano interpretate le sue notizie-bomba, le famose "bombe di Mosca" che chiudevano un tempo il Processo del Lunedì e poi Guida al Campionato (indimenticabile il suo saluto iniziale "buon campionato a tutti"!). In molti casi c'era volutamente dell'esagerazione (negli ultimi tempi diceva le sue Bombe in un pentolone fumante), ma le notizie di mercato avevano il più delle volte un fondamento.


Fu lui, ad esempio, ad annunciare per primo il clamoroso passaggio di Marcello Lippi e Peruzzi dalla Juventus all'Inter. Sapeva fare il suo mestiere, Maurizio, non aveva bisogno del pendolino: quella era solo una trovata scenica per fare il verso, alla sua maniera, ai tanti alchimisti del pronostico che circolano nelle reti televisive e sui giornali.

Per noi tifosi della Juventus, Maurizio Mosca era colui che aveva individuato, prima degli altri addetti ai lavori, la classe cristallina di Alessandro Del Piero: quando arrivò dal Padova per giocare nella Juve di Trapattoni nei primi Anni Novanta, lui disse che sarebbe diventato un grandissimo, perché solo i grandissimi sono tali sin da ragazzini. Aveva ragione, non c'è che dire.

E quando Alex, per i tanti infortuni, conosceva i suoi momenti più bui, lui era sempre lì a frenare le critiche del trombone di turno, a ricordare a tutti che Del Piero non era finito: e aveva ragione ancora una volta. "Ah, come gioca Del Piero..." era solito dire in questi anni: quest'espressione valeva e vale ancora più di mille articoli tecnici. Vogliamo dirla ancora una volta: "Ah, come gioca Del Piero..." Ciao Maurizio, ci mancherai.

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